Friday, November 21, 2008
Bufera sullo Stretto
L'insistenza mediatica sul caso Sicilia produce un altro capitolo della saga. Appetitoso per l'opinione pubblica, proclive a facilonerie e generalizzazioni che costituiscono gli ingredienti del pane quotidiano televisivo su certi argomenti. Il recente caso di Messina (minacce al professore che non voleva adeguarsi al diktat del vincitore di concorso predeterminato), oltre l'intrinseca essenza illecita delle modalità di persuasione o coazione, rappresenta la normalità di un sistema autoreferenziale che si regge sulla cooptazione dei suoi membri, affidata ai soggetti più esperti in esso presenti. Nulla di eclatante. Salvo che per il fatto che si pretenda ancora, con l'istituzione di concorsi pubblici, trasparenza e pari opportunità in un settore in cui esse non esistono, per motivi strutturali di complessità gestionale. Proverò a spiegarmi in un prossimo post. Lascerò decantare l'eccesso di clamore e la ruggente Onda prossima ad infrangersi contro lo scoglio dell'inconsapevolezza ed a tornare tante piccole gocce nel mare...
Thursday, November 20, 2008
A scuola fuori scuola
Innegabile che alla base dei recenti (som)movimenti studenteschi ci sia lo zampino delle gatte di sinistra, che, attratte dal lardo dei numeri in piazza (evidentemente unica possibilità di fare «cucù, ci siamo anche noi!»), ammanniscono a giovanissimi speranzosi, vogliosi e disorientati le direttive su come entrare a far parte di centri (di de)sociali(zzazione).
Questi lager dell’ideologia creano realtà parallele autoreferenziali e nutrite di modelli spesso inattuali e generano fratture tra il gruppo che vi è confinato, aggregato dalla solidarietà, ed il resto della società. Un’incomunicabilità storica, perpetuata ad arte e alla quale gli studenti non sanno sottrarsi: troppo accattivante circolare liberi dalle angherie degli insegnanti per le strade di una città di cui si impossessano (con atti di violenza privata purtroppo autorizzata) espropriando i suoi legittimi fruitori; troppo attraente aggregarsi con coetanei, urlare al cielo qualcosa che neppure conoscono o capiscono, ballare sulle note di una musica mai sentita. Qui l’ideologia diventa scuola, on the road; ed ecco comparire i simboli dell’indottrinamento: magliette e striscioni di Che Guevara portate da ragazzi che pensano sia un cantante hip hop, canzoni politicamente orientanti, slogan da lotta veterocomunista. Una manna per il calo della fede, nella religione come nella politica molto attuale. È chiaro allora che un tenero virgulto della società educato a divertirsi, sostituendo modelli educativi, si proietterà in un futuro dove è lecito chiedere senza dare, ottenere senza impegnarsi, perché tutto è concesso a tutti. Mi stupisco che psicologi, educatori, famiglie non si rendano conto che la nuova droga sociale è il lassismo generalizzato, che addormenta le coscienze e neutralizza le volontà, che rende le persone massa, informe e incolore.