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Monday, November 23, 2020

I miei primi 40 anni

 40 anni fa più o meno a quest'ora ho avuto paura di morire. Gli avvolgibili tirati giù vibravano di forza tellurica. Sembrava che uno stormo di picchi volesse entrare nel salone dove guardavo il telegiornale. L'esternità dell'apparente impatto inquietava e rasserenava al tempo stesso. Finché tengono le finestre, non ho problemi. All'improvviso le lampadine sospese cominciavano a proiettare luci ondulate sulle pareti, in un veloce turbinio incontrollabili. E il divano cominciava a muoversi (che gli uccelli siano riusciti a entrare e ad imbottire di piume esagitate i cuscini?). Voci sempre più acute attraversavano uno spazio non più terraneo ma liquido. Sussulti dei mobili - lo erano per davvero - si alternavano a grida sconnesse, lacerate, laceranti. Il terremoto. 'O Vesuvio!


Elettrogeocardiogramma

Ricordo la notte passata in auto. La solidarietà e i rigurgiti di religiosità accantonata che si componevano in una catena di sopravvivenza tra i vicini, prima lontani, ed ora pronti a fuggire verso chissàdove in uno slancio irrazionale che doveva essere anche quello degli ercopompeiani, sopraffatti e raggelati in un bollente abbraccio imperituro.

Ricordo i giorni che seguirono. L'ansia costante che non si ripetesse. Non immaginavo che 40 anni dopo (un orizzonte temporale troppo lungo da poter esser visto, di cui non avevo alcun tipo di percezione mentale) ne avrei scritto. 

40 anni dopo ho paura di non vivere. In realtà è da 8 anni e mezzo che ho questa sensazione. Ma ne riparleremo tra altri 40 anni.

Sunday, July 12, 2015

Narcigay

A che serve ormai tutto 'sto can can per l'aia, per la gaia aria, una volta che hanno ottenuto nel mondo ampio riconoscimento di diritti anche se straight non sono? Suppongo che ormai, svuotato di significato il 'pride' che tanto arci faceva, non resta altro che lo 'street ride' che tanto narci fa...

Friday, April 29, 2011

Ad ecclesiam confugere

In un momento politico animato dalle discussioni su richieste e diritti d'asilo, c'è chi all'asilo, di canonica memoria, è costretto. Il candidato sindaco di Napoli del PDL si è riparato infatti nell'area archeologica del complesso di San Lorenzo dalla furia verbale e salivare di beceri cerberi della 'democrazia' che gli contestavano l'affratellamento con i fascisti, che si distinguono, nell'immaginario nazionalpopolare, proprio per atteggiamenti di cui Lettieri è stato paradossalmente vittima. Il riferimento era ai disordini scoppiati in mattinata presso la facoltà di Lettere dell'Università di Napoli, dove, a seguito di scontri tra bande armate rosse e nere (centri sociali e casa Pound), sono state ferite alcune persone.

Sunday, November 16, 2008

Quando la verità è di rigore

Penso che il tifo sia una malattia. Quindi penso che i tifosi siano quelli che, al pari dei lebbrosi, siano da tenere lontani per evitare il contagio. Poi scopro che i tifosi sono anche quelli che sventolano bandiere, portano striscioni esilaranti allo stadio, rullano i tamburi (e non solo), cantano accorati (quando la squadra perde) e in coro (quando vince), urlano contro gli avversari del campo e della curva, lanciano bottiglie, pietre, monete manco fossero alla fontana di Trevi, scavalcano barriere, invadono il rettangolo, ignorando il significato di cinque cerchi, ma non quello di botte, da orbi, talvolta anche urbi (ed è la parte più pericolosa). Urbanamente elementi di tal fatta popolano anche la televisione, neutrale per natura, schierata per vocazione, di Rete, per in-vocazione di goal e capita di assistere a funerali del buon senso oggettivo delle cose. Capita che se una squadra del Sud (al momento LA squadra del Sud) gioca in uno stadio del Nord e riceve un rigore a favore, questo sia ineluttabilmente regalato dall'arbitro con una generosità corrispondente all'avidità con cui il medesimo ha negato un altrettale punizione alla squadra di casa. Il commentatore, ex arbitro prestato ad una sedentaria moviola che non gli ha mantenuto evidentemente allenato il colpo d'occhio e l'equidistanza di giudizio, sentenzia senza appello 1. che l'entrata di Manfredini su Lavezzi non è fallosa: è vero prende la palla, ma nel farlo travolge con entrata a forbice il napoletano, almeno da punizione a due in area; 2. che l'intervento di Maggio su Valdes era da punire: e si vede invece la maliziosa zampetta dell'uccellino cileno indugiare nei pressi del ramo fiorito fino ad inciamparvi di previsione (e precisione!).
Evidentemente di azzurro lassù nel cielo della classifica bastano le strisce alternate al nero, non c'è bisogno d'altro, e anzi la petulanza cromatica diventa ossessiva e fastidiosa. Il Napoli può restare al palo, nonostante i travestimenti: oggi indossava un rosso carminio, altro errore, il monocromo non piace. Che l'arbiter moviolae torni in sé presto, per adesso ci ha ricordato che la verità - vera - è relativa, ma quando si utilizzano mezzi di convinzione di massa, anche quella falsa può diventare assoluta.