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Saturday, November 21, 2020

La danza dei colori

 Giallo, rosso (magenta), blu (ciano). Colori primari. Voce della luce. Base della percezione estetica del mondo. Codici espressivi. Bianco sintetico. Nero esclusivo. Rosso sangue, blu jeans, giallo sole. Giallorosso arancione eppur giallo. Bianconero. Addizione e sottrazione: l'immobilità. Assembramento e distanziamento.  Gialloblu è verde, Speranza. Molto giallo e verde, invero, ma di rabbia gli arcipelaghi deambulanti. Bianco Natale. Quest'anno forse giallo. Libero isolamento. Dal freddo opaco di giorni uguali. Trasparenze remote di prospettive necessarie. 


A mare il gialloblu del tramonto.

Friday, November 6, 2020

Unlockdawn

 


Confina.menti aperta.mente alienanti


Tristi interstizi in.finite danze del tempo ridondante
A.mare riscoprire luci.di ricordi alità.ti da venti.venti
Nu.vola in albe di.rada te.di.atermiche visioni.
L'iber(n)azione.

Tuesday, October 27, 2020

Ristori, pasticci, teatrini, bari e t'imballi

 Tutto in un decreto. Evocativo finanche nel nome dei destinatari dei benefici 'assistenziali'(stici; ma sì esageriamo con gli -ismi), solo parzialmente sufficienti a rettificare un'inevitabile parabola economica decrescente (bene[de]fic[
i]enza senza investimenti, ma semplicemente senza menti). E immagino un mondo parallelo, matrixiano, in cui le dimensioni spazio-temporale sono invertite e la simmetria speculare svela capacità predittive, ovviamente indotte dal regredire verso il problema con una prospettiva futura, con il tanto celebrato senno di poi. E immagino un maggio in cui il tepore solare accarezza frotte di apprendisti infermieri/anestesisti che si recano negli ospedali dove riceveranno un corso intensivo specializzante di quattro mesi per imparare a gestire le intense tensioni che ci saranno e un giugno caldo in cui le casse dello Stato dischiudono i loro battenti per distribuire congrue quantità di risorse destinate all'acquisto di macchinari che serviranno e un luglio bollente in cui siti pubblici dismessi o subutilizzati creano lo spazio necessario per l'accoglienza. 

E un agosto in cui avremo meno disoccupazione, più strutture e spazi sanitari a disposizione, meno pressione sui presidi clinici, e un settembre in cui milioni di zainetti non smetteranno di rimbalzare sulle schiene in una corsa felice e un ottobre sereno in cui libera sia la scelta ammalarsi. Perché anche questo è un diritto, sacrosanto, purché non infranga l'analogo diritto di altri di essere curati. 

Saturday, October 24, 2020

Schizosfrenati

 8 mesi da Codogno. Dal paziente 0. Siamo ancora punto e a capo.

Il limite della politica delle opinioni è che si ventilano ipotesi, troppe, e non si ventila in ospedale.

La sicum(')era dei governanti, indifferenti al come sarà, trionfa su un concetto ontologicamente antitetico all'emergenza ma che, se attuato, sarebbe (stato [ormai]) in grado di prevenirla: la programmazione.

Abbiamo fondi europei senza fondo, ma andiamo piano con i piani di impiego. 

Abbiamo avuto mesi di tregua e abbiamo contemplato il rincorrersi delle stagioni, adagiati sullo/a Speranza che 'tutto andrà bene' e 'tutto è sotto controllo'. Il sole bello d'agosto aspettava però una nuova eclissi. Della ragione, anzi di questa proprio un'ellissi. Ora c'è chi è fiero della Fiera e chi della modularità della reazione, ma pare non sia abbastanza. Manca sempre qualcosa. Non più mascherine, anzi, proprio per Halloween (alluìn) ce n'è, ce n'è. Manca l'aria e il coprifuoco, inteso come spegnimento di un consumatore di ossigeno, non ce la può dare. Manca soprattutto chi l'aria sa farla defluire dove serve. Perché? Forse potevano iniziarsi corsi di formazione brevi e intensi per assistenti sanitari? Forse potevano prodursi e acquistarsi più dispositivi? Forse potevano requisirsi e utilizzare o riattare spazi in cui allocare strutture e nuovo personale? è la ragione del post (anche di questo che scrivo), certo, ma ne abbiamo già avuto uno di post, che si è tradotto però, per un mistero anagrammatico ma infine drammatico, in uno stop, senza go. 

Quid nunc?

Statua dell'anarchia

Imp(i)azza la reazione. Degli abbandonati. Dei relitti. Dei marginali. Dei pronti a tutto. Aliunde aizzati forse, coordinati certamente, professionisti della protesta. Ma oltre la cortina, fumogena, della superficie, violenta, c'è la sofferenza di persone dignitose, che si estinguono nel silenzio di un tramonto economico, le cui ombre si annullano nel buio generale. Misure asimmetriche, compensative di un rilassamento nella pianificazione politica e punitive di soggetti irresponsabili, nel senso di senza responsabilità. Quanto costava formare persone essenziali per le attività essenziali (infermieri e anestesisti), quanto costava incrementare, solo per raggiungere i livelli europei medi, la dotazione di dispositivi, strutture e spazi? Quanto costerà (ed è già costato) in termini economici e sociali e psicologici (e di ulteriori danni collaterali) l'incapacità di programmare? Domani si chiude il Festival del Cinema di Roma, si riapre il Festival delle Occasioni mancate.

Mentre il governatore dorme lontano e il sindaco de minimis guarda da lontano. E lo Stato soggiace di fronte alla perdita, meritata, di rispetto.
Stato di anarchia