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Monday, February 9, 2015

Inocsulreb

ovvero Berlusconi all'opposizione ... di se stesso.
L'iperbolica parabola convergente dell'Unto del Signore (ipse dixit: 25 novembre 1995) che ora va contro il Nazareno (l'omonimo patto siglato il 18 gennaio 2014).
Problemi di identità o suicidio politico?

Monday, February 25, 2013

Ma che bella storia

C'era una volta il BelPaese. Uscito dalla guerra, intento a (ri)costruirsi, umile ma con speranze di grandezza, con orgoglio di 'italiani'. L'attualità? Un paese viziato, inatto al sacrificio, individualista, di corte vedute.
cosa c'è in mezzo? Il crollo degli equilibri politici dell'inizio anni '90. L'effetto? La rottura del monopolio delle bugie. Libertà, anche in questo campo, a tutte le latitudini, da tutti i lati. I personaggi per una favola, oggi, c'erano tutti. Lucignolo Berlusconi, Gatto Bersani, Volpe Grillo e il Grillo parlante Monti. Poi gli exit poll (vale a dire i polli in uscita libera) e la verità delle proiezioni: due scenari opposti che confermano che il protagonista negativo della storia, il killer delle speranze è uno solo: Pinocchio Popolo (?) Italiano.

Sunday, November 13, 2011

Amen(o che non succeda l'imprevedibile)

Giornali, TV, radio sono inondati da un cumulo di bestialità giuridiche, il che non stupisce a sol guardare il livello culturale, anche specialistico, dei rappresentanti del Popolo italiano (ma, a proposito, qual è? si è mai costituito? sono in molti a non esserne accorti). Rappresentanti di un'iperbole retorica che solo la finzione demagogica identifica nella somma dei singoli, consistendo invece, mutando continuamente forma, nella sparuta compagine dei Black Bloc, nelle centinaia di lanciatori di monetine, nei manifestanti, nei P5isti: il Popolo italiano è uno e plurale, in perenne ricerca di identità, non ancora rassegnato alla sua inesistenza. Ebbene sì, anzi no, il Popolo italiano non esiste, o meglio ne esistono almeno 5 o 6, classificabili in base a coordinate geografiche, latitudine di pensiero e longitudine di visione. Ma non è questo il motivo che, da indignado (non demitiano), spinge il cursore a correre sul display retroilluminato. è piuttosto l'abuso del diritto, una violenza da codice penale, perpetrato soprattutto da politici, che ben dovrebbero conoscere la realtà istituzionale, complici poco attenti watchdogs con il tesserino di giornalisti. Si sbandiera, anche da personalità acute e avvedute, dunque con un discreto gradiente di credibilità e suggestione, che l'incarico a Monti costituirebbe un'espropriazione della volontà popolare, un commissariamento del potere politico, etc. Va da sé che nessun serio costituzionalista avallerebbe (e non avvallerebbe come ho letto in una pagina di Italia Oggi, proprio Oggi) un'affermazione così erronea. L'incarico/designazione del PCM in pectore rientra tra i poteri pochi e annebbiati del PdR; è dunque scelta di un soggetto che non deve avere necessariamente una investitura elettorale (anche se inusitatamente gliela se n'è procurata un'imago di tutta fretta), ma solo un consenso delle Camere, deducibile dalle consultazioni che, rapide, si stanno svolgendo. Nessun vulnus alla tanto venerata e inconsistente democrazia italiana (esempio ne sia l'esplosione di gioia festante alla notizia delle dimissioni di Mr. B., che ricordava molto la primavera araba e l'indulgere nel considerare il diciassettennio - potere della scaramanzia - un unicum temporale del regime mediatico). I gruppi parlamentari sono liberi nella decisione, se si verificherà una maggioranza su un nome diverso, si leggerà l'Addio ai Monti e all'Euro.

Monete uniche

Il tintinnio c'è stato, non di manette come alla fine della I repubblica, ma di monete. E anche questo è un dejà-entendu. A proposito, erano lire o euro? Il ritorno alle monete plurali è stato più volte ventilato nelle tempeste finanziarie che hanno assediato l'Europa. Il problema da tempo avvertito ma cui non si è voluto mai porre rimedio è l'incompletezza, per mancanza di coraggio, della sovrana riforma monetaria. Non si può fabbricare una magnifica auto da corsa radiocomandata e lasciare il telecomando in mano a 23 bambini. Occorreva, dall'inizio, creare un governo economico unitario. Ma tant'è, è banale rimpiangere il non fatto; il nuovo profilo politico che si staglia all'orizzonte è montano, fatto di salite e prima o poi di discese, o il contrario? Dalle discese in campo, nei pianori padani, al rigurgito di orgoglio del predellino, surrogato meccanico di protesi rialzanti occultate nelle calzature, ai monti. La vertigine è di rigore, come, si spera, il programma del neo-premier.

Tuesday, September 27, 2011

Sono magistrati o uccellatori?

Una lepre che persegue uno storto sperando di incastrarlo sotto un mucchio di legno.

Thursday, December 3, 2009

Sotto ... zero

A Cortina si scia, fiocchi veri. Non artificiali come le confezioni 'cinematografiche' delle storie berlusconiane, in scena stasera su RaiDue. Meno male che qualche cialtrone si dedica ad attività alternative al giornalismo, non si sa mai cosa ci riserva il domani. Ma l'imitazione di BluNotte, ChiL'HaVisto, AmoreCriminale è P I E T O S A. Non è arte loro, nonostante un ormai declinante Haber, è l'urlo stonato del cigno nero che avvolge il suo collo intorno alla chioma argentata e a quella ricciuta di un paio di vergogne dell'informazione televisiva. Che, almeno uno dei due, prosegue la trasmissione con un understatement spocchioso come pochi, ancora peggio dell'arroganza da ras del quartiere con cui normalmente conduce il circo (anche in senso strutturale) del giovedì. Con la presenza di un venditore di libri, che dovrebbe conoscere gli argomenti di cui ha scritto, costantemente sbugiardato dai protagonisti delle vicende, che si presumono essere in mala fede. La verità è un Travaglio, guru autocompiaciuto ed autocelebrato sulle orme di un fallimentare PM: la rovina è vicina. Si è ormai sfondato il muro del ridicolo e le opinioni diventano gag e gli interlocutori burattini di una commedia amara e senza fine (nei due sensi del termine).

Monday, November 30, 2009

Scratching the Jingle Balls: ovvero della Scaramanzia natalizia


Il mistero dei Ministeri. Sbandierata alle scorse elezioni (elezioni! non alla cinese) la continenza, almeno nel numero di componenti del nuovo Governo, Berlusconi, che, da quando ha preso in mano ... le redini della democrazia italiana, ha sempre dimostrato di saperci fare (non fessi, però), specie nel momento in cui non sapeva più dividersi tra Dad (Papi) e Daddy (Patrizia D'Addario), mostrando in ciò la vena paternalistica che irrora la sua autorità, Berlusconi, dicevo, che ne ha passate tante (non solo di fini madame, fini minuscolo, esattamente come vorrebbe Lui), e ne ha fatte passare altrettante (oltre che in Tv e in Europa), si sarà interrogato sui motivi dell'accanimento della Sorte oltre che della Consorte contro di lui.
Lui, l'Unto del Signore, reincarnato per la salvezza della penosa e pensosa penisola (dei famosi? degli affamati? isola di pene o ... appunto), ri-inchiodato al crocifisso (ora che hanno rimosso il precedente occupante) mediatico, politico, giudiziario che ne fa quotidianamente (ovvero sui quotidiani) capro espiatorio dei guasti e dei difetti dell'intero genere umano (?), con una bruciante, bollente Passione che rischia di giungere in Apocalisse prima di esaurirsi, Lui ha finalmente trovato la risposta al terremoto, a Veronica, a Di Pietro, alla crisi economica globale, etc, etciù.
Aveva fatto male i conti, non Lui, Tremonti! Eh sì! La sua squadra di governo era da ultima cena!
12 ministri???!!! E quale avveduto capo di governo avrebbe imbandito la tavola per tredici, dico 13 convitati??? Era ovvia la conclusione. Ma il Saggio ha provveduto e in Gazzetta, il 28 novembre, il sospirato gesto che annullerà le sventure sul suo capo.
I Ministri diventano 13, e non con un Dicastero qualunque, ma con quello della Salute!
A Lei, Presidente! e tanti auguri...

Saturday, October 24, 2009

Questione immorale

Il mondo è bello perché vario. E perché gira. E girando fa girare la testa. A qualcuno nella direzione sbagliata. A qualcuno, o forse allo stesso, la fa cadere.

Tuesday, June 9, 2009

Elezioni, erezioni ed eruzioni

Passata è la tempesta ormonal-elettorale, gli uccelli continuano a far festa. D'altronde è la mona-archia imperante.
Terminata dunque la disfida elettorale che ha visto milioni di alberi abbattuti per vedere impressi su manifesti della durata di 12-24 ore (in base alla velocità degli attacchini dell'avversario politico) facce nuove, pulite, sporche, truccate, ritoccate, è il momento dell'analisi, esercizio altrettanto inutile delle prognosi e dei sondaggi. Ma tant'è, non si può restare indifferenti alla campagna minimal-choc di Berlusconi e alle solite noiose nenie di sinistra abbarbicate sui seni maggiorenni di Noemi, sulle decisioni oblique dei giudici, sulle accuse di reviviscenza dittatoriale, tutte dirette ad un unico obiettivo: Berlusconi. La sinistra, anche quella che si pretende e si presenta come 'intelligente', fatica a comprendere che la causa dello sfascio (nel senso di distruzione e non di cambio del pannolino, dunque segno di caduta senile e non di freschezza rampante) di una delle sue componenti, la più rappresentativa, il PD è dovuta a questi reiterati sterili attacchi alla persona, ad una persona. Ma d'altronde l'italiano, mediamente pecorone e pelandrone, viscidamente incollato al gossip e morbosamente avido di nuove immagini 'proibite' di momenti privati e - spera - scandalosi, unici a dargli l'ebbrezza vibrante di una scossa testosteronica ad una mente avvizzita dalle recidivanti argomentazioni di una leadership imbarazzante, l'italiano, dicevo, gode nel parlar male dell'altro, nel conculcare le eccellenze, nel serbare ed alimentare invidia verso chi ce la fa, nel ridurre la politica ad uno specchio dei propri difetti. La deriva a destra dell'Europa stacca, come una faglia di Sant'Andrea, una sezione del proprio territorio, in italico loco, in basso loco, in sudico (ma non sudicio) loco: Portici e Pompei, due roccaforti della sinistra vecchio stampa. è bellissimo passeggiare per le strade di questi paesi, dove la monnezza indifferenziata è un ricordo, una cartolina della vicina Napoli, dove il fetido nauseabondo miasma non proviene da sacchetti ammassati sotto un sole liquefacente, ma dalla decomposizione interna di corpi semoventi, sorridenti, spendenti e mangianti, plurimangianti, in una splendida cornice di laissez faire. Prendiamo Portici. Il cui sindaco, ex missino, quindi margheritino demitiano, quindi piddino fai da te, ha tenuto pulite le strade durante l'emergenza rifiuti, tenendole peraltro ingombre con cantieri che, nell'orgia riqualificatoria delle iniziative sovvenzionate da Regione ed Europa (regione-tramite), disfacevano e rifacevano strade e marciapiedi, talvolta peggiorandole, ma sempre foraggiando l'economia affaristica. Da un 63 % delle scorse elezioni passa ad un 70 %, annichilendo la destra, che paradossalmente piazza il proprio consigliere provinciale, sostituendo quello uscente, proprio del PD. E chi sarà mai 'sto Cuomo? un novello De Luca che a Salerno ha reso vivibile e desiderabile la città. Nient'affatto! Nelle strade scorrazzano delinquenti di ogni risma mentre diligenti impettiti vigili sollecitano a liberare strisce pedonali inutilizzate, e l'incuria e l'illegalità fioriscono ovunque senza presidi dell'autorità. Il porticese ed il pompeiano non hanno compreso il cammino di distanasia intrapreso: con la provincia di destra e la regione di destra che tipo di collaborazione potranno mai avere? è già tanto se qualcuno di assai temibile e sterminatore non si sveglia ribellandosi allo sconcio e annegando i paesi in rivoli caldi per consentire la ricostruzione della dignità dei loro paesani, che passa attraverso la loro distruzione.

Matera in Europa

Eh sì c'è un pezzo (un bel pezzo) di Basilicata in Europa, non una prezzemolina, sia chiaro, ma una laureanda in Scienze dell'educazione che ha nel suo curriculum 'pubblico' qualche presentazione sulla Rai e soprattutto un paio di amori che -shhh- devono rimanere segreti: il primo con un agente SISDI, il secondo, quello più fruttifero e strategico, con il figlio del numero 2 dell'intelligence (???) italiana, con il nome da pugile, un tale La Motta. Dunque tra i meriti accreditati dal Nostro Signore delle Candidature figurano una laurea (triennale) in fieri, un imparentamento 'eccellente' e il bell'aspetto. Cambia dunque la tavola dei valori. Meglio essere laureandi (il top sarebbe diplomandi), figli o nuore di qualcuno e possibilmente con i capelli biondi e gli occhi azzurri. Così sì che si cambia l'Italia, altro che la Germania di quell'altro tipo altrettanto basso che voleva tutti atletici e con i colori giusti, di certo non abbronzati!

Thursday, December 4, 2008

Ormone di Palazzo

Come fanno a destare tutto questo interesse mediatico le nuove prezzemoline della TV, in arte le gemelle De Vivo. Napoletane, anzi napoletanissime, sincere e disinibite ai limiti dell'arroganza, sguaiate e pettegole sul fondo del baratro della inciviltà. Linguacciute e maldicenti, invidiose e conturbanti fanno del loro 'ienismo' un'arma di seduzione: sì perché non c'è di meglio per l'uomo cacciatore che vedere prede aggressive con tutti e docili con lui, conferendo un'illusione di rara forza e dominanza. Così il cd. 'cavaliere del Cialis' non può resistere all'appetitoso dessert e le invita in un deserto palazzo, per un'ora intera.

Thursday, November 20, 2008

Meglio Ikea


Avete mai provato le sedie scandinave? Comode come le panche di una birreria, utilizzano il minor quantitativo di materiale possibile. Logico, sono economiche ed il risparmio, in un'economia dove nulla si crea e molto si distrugge, si può fare su quantità o qualità inferiori dei manufatti. Ebbene, di sicuro le forniture per l'arredamento della Commissione parlamentare di vigilanza Rai, nonostante Stella e Rizzo, e aggiungerei Brunetta, sono di diversa provenienza, con sovrabbondanza di adesivo, che fuoriesce dalla poltrona, pervadendo come un blob le circostanze e soprattutto tenendo incollato il seduto di turno. Non di Toro si tratta, ma a fare l'indiano ci riesce benissimo: è la storia di un gagà napoletano, assurto da una vita professionale brillante ad una carriera politica trasformista per necessità (DC, CDU, Margherita, infine PD), che per 'rispetto delle istituzioni', eletto regolarmente presidente della commissione, non vuole dimettersi nonostante le 'violente pressioni' di compagni e capi di partito e gli inviti, non disinteressati, della maggioranza di governo che ha contribuito in maniera decisiva alla sua investitura, insieme con due dissidenti o 'distratti' di sinistra. Certo l'atteggiamento del neoeletto è un po' mastelliano, da aggrappato al carillon di famiglia nel pieno di uno tsunami, ma quel che è peggio è l'atteggiamento di un'opposizione 'mafiosa' che recupera e pratica metodi stalinisti di dissuasione (fino all'odierna espulsione), ma anche di una maggioranza che, fintamente - immagino -, cerca di dimostrare uno spirito collaborativo concordando infine sul nome di Zavoli. Il rispetto delle regole non consente di deporre l''incollato', occorre appellarsi ad un atto di correttezza istituzionale che tarda a venire, forse perché nel frattempo possono maturare corrispettivi politici interessanti e quindi come in qualsiasi suk il detentore di maggiore forza contrattuale tira sul prezzo delle dimissioni o della 'decollazione'. La strategia di sinistra (o meglio dei nemici di Berlusconi) risulta ancora una volta fallimentare e naufraga sotto i colpi del fuoco amico: dapprima con l'ostinazione a presentare un impresentabile, nonostante il recesso operoso della destra sulla votazione alla Consulta (rammentato a Bocchino da Latorre su La7 in una scena da avanspettacolo), quindi con il suicidio d'immagine pubblica commesso dall'accanirsi contro Villari. Il potere logora chi non ce l'ha.

Tra cucù e coccodè

Ancora nell’occhio del ciclone mediatico il premier italiano, stavolta per uno scherzo giocato alla Kanzlerin Merkel. Nascosto dietro ad un monumento l’ha lasciata sfilare, non visto, con i suoi body guard per poi apparirle improvvisamente alle spalle sorprendendola con la più antica delle onomatopee ludiche ispirata ai lignei orologi alpini. Un omaggio alla Germania, una rottura del protocollo diplomatico ossidato dal tempo e dalla tristezza dei suoi protagonisti. In breve Berlusconi diverte e si diverte, una novità nel panorama internazionale degli uomini di governo. La sua ribalta non è l’incontro internazionale ma un palcoscenico permanente, dove, da primattore, non può rinunciare alle vallette Arboree, solo che lui, alla notte, dice spesso sì. E, a dire il vero, pare che quelli a razzolare e a gorgogliare vanamente nell’aia parlamentare siano proprio i suoi avversari politici, condannati a starnazzare critiche ‘di ruolo’, travolti e inebetiti dall’attivismo (talvolta di facciata) della nouvelle vague arcoriana e dei suoi proseliti.

Thursday, November 13, 2008

L'invidia dei vinti

Triste e un po' patetico l'atteggiamento italiota di certa inclinazione politica. Piuttosto che elaborare progettualità alternative alluse dall'umbratile governo (in ombra, altro che ombra) si diletta da una parte a gioire di successi altrui appropriandosi, per qualche strana alchimia ideologica, dell'onda (a dire il vero anche della nostrana Onda) di consensi ottenuti oltreoceano da un democratico che condivide forse solo l'attributo politico con il PD locale; dall'altra a sottolineare contraddittoriamente (ma il senso del ridicolo manca a molte persone, che preferiscono battezzarlo diritto di ripensamento), attraverso il ricorso a vituperati quanto malcerti sondaggi, la diminuzione dell'appoggio popolare al governo in carica. Per di più evidenziandola in pagine una volta nobili del giornale. Provincialismo culturale esaltarsi per la vittoria di Obama, narcisismo necrofilo compiacersi per le disgrazie (tutte da dimostrare) altrui, squallido pettegolezzo tentare di creare trafelatamente casse di risonanza per i complimenti sui generis di Berlusconi al presidente eletto (v. precedente post), inventando ampio risalto sulla stampa americana, tra l'altro negato proprio dai microfoni di Primo Piano (trasmissione non troppo destrorsa). Attendiamo fiduciosi la maturità di un partito (?) che si presentava come Politica Dirompente e che è diventato Perdenti Disorientati.

Monday, November 10, 2008

Nomen Omen

Car là. In quanto laggiù. O lassù, dipende dalla prospettiva e dalla direzione del naso, anche se in Francia il Nord può essere giù (si veda il godibile Bienvenue chez les Ch'tis, ma, per carità, non in italiano). Proprio in quanto laggiù, in Francia e non in Italia, qualcuno (pardon! qualcuna) si 'consente' di dire: ... Mais souvent, je suis très heureuse d'être devenue française! Cioccolato nero fuso su un flan di ricotta per i palati francesi, visto che le orecchie sono già stracolme dei canori cinguettii della Prémiere Dame. Il contesto, manco a dirlo, le dichiarazioni del Premier italiano sul grado esibito di melanina del designato presidente americano. Ca va sans dire, il profilo è da cabarettista in cerca del suo palcoscenico; da battutiere che confonde una conferenza stampa con Zelig, ovvio che la mosca salti al naso. Soprattutto a quelli troppo 'all'insù'. Che finiscono con l'oscurare quanto di etico era contenuto nell'intervista, con cui si invitava a proseguire sul percorso dell'integrazione razziale, ostentando di essere, la coppia presidenziale, 'francese per caso': lui figlio di un immigrato ungherese e di madre ebrea, lei (fino a poco fa) italiana. Antesignana, dunque, della svolta americana verso la diversità (che, fin quando sarà così percepita, continuerà a costituire una barriera mentale per la, forse irraggiungibile 'maturità' del genere umano). Ebbene, a margine di un discorso del genere, la 'caduta' di stile, che per una modella è ancora peggio! Mentre si plaude all'auspicata affermazione nel mondo di pari opportunità per tutti e si fanno esempi razziali e nazionali, irrompe l'impronta xenofoba di una ex-italiana contro l'Italia. Ma non aveva appena detto che il mondo doveva essere senza confini? Rigoglioso orgoglio francese? Banalmente un errore sinaptico: non si può rimproverare a qualcuno di aver usato un criterio di differenziazione basato sulla razza ed esaltare il piacere di non essere italiana!