Sunday, February 22, 2009
Castelli di Carta
Sunday, February 15, 2009
Nepotismo discriminante e nepotismo scriminato
Wednesday, December 24, 2008
Maschi, più maschi, maschissimi
Thursday, December 18, 2008
Questione etica e questione etilica
D'Agostino in Vespa
Thursday, December 4, 2008
Ormone di Palazzo
Ci scusiamo per il disagio
Friday, November 28, 2008
Italiota idiota
D'altronde 'la scuola al fascio' suonerebbe un po' strano... ma chi di quelli che hanno conosciuto la disciplina e l'ordine di altri tempi, esclusi certi eccessi evitabili, non ha desiderio di un regime dove il rispetto per l'individuo sia tutt'uno con la sua valorizzazione, necessariamente diseguale, nella società? Pochi? Tanti? Ma chi ha la consapevolezza che siamo tutti colpevoli, con il nostro farisaico perbenismo e per la nostra attitudine naturale alla conciliazione e al compromesso, del disfacimento dei tessuti della società? Del disordine funzionale e della distruzione strutturale. Ce se ne accorge quando l'età giovane macchia di rosso il pavimento travolta da travi infisse alla carlona o trafitta da schegge di rabbia impazzita o quando le mani sporche di calce piombano impotenti su un terreno troppo velocemente attrattivo.
Avvilente. La risposta alla dissoluzione della scuola qual è? Diamo soldi alle imprese di ristrutturazione che daranno una bella e costosa sistematina alle facciate degli edifici, divellendo cornicioni solidi, rifacendo impianti a norma, impolverando una già nebbiosa situazione sociale.
17 miliardi in un giorno! dopo averne tagliato 1 e mezzo all'Università. tanto si sa che i soffitti degli Atenei reggono meglio, sorretti dalle cariatidi della ricerca. eppure basterebbe qualche calcinaccio, altro che Onda, e i sospirati soldi arriverebbero anche lì.
Vergogna!
Monday, November 24, 2008
...anzi Luxuria
E vinse Belen
Bene Belen, in bocca al lupo con Borriello!
Friday, November 21, 2008
Bufera sullo Stretto
L'insistenza mediatica sul caso Sicilia produce un altro capitolo della saga. Appetitoso per l'opinione pubblica, proclive a facilonerie e generalizzazioni che costituiscono gli ingredienti del pane quotidiano televisivo su certi argomenti. Il recente caso di Messina (minacce al professore che non voleva adeguarsi al diktat del vincitore di concorso predeterminato), oltre l'intrinseca essenza illecita delle modalità di persuasione o coazione, rappresenta la normalità di un sistema autoreferenziale che si regge sulla cooptazione dei suoi membri, affidata ai soggetti più esperti in esso presenti. Nulla di eclatante. Salvo che per il fatto che si pretenda ancora, con l'istituzione di concorsi pubblici, trasparenza e pari opportunità in un settore in cui esse non esistono, per motivi strutturali di complessità gestionale. Proverò a spiegarmi in un prossimo post. Lascerò decantare l'eccesso di clamore e la ruggente Onda prossima ad infrangersi contro lo scoglio dell'inconsapevolezza ed a tornare tante piccole gocce nel mare...
E bravo Giannelli!

Ieri scrivevo di poltrone incollate, oggi il vignettista satirico del Corriere pubblica la vignetta a fianco. La prossima volta ci coordineremo meglio sui tempi.
Che non sia nuovo a intuizioni molto buone sull'attualità (come l'iperproduttivo Vauro che toscaneggia un po' troppo, talvolta esagerando, da Santoro) lo dimostra, se ce ne fosse bisogno, anche l'altra vignetta pubblicata a lato e dedicata al vertice G20 di qualche giorno fa.
Geniale l'abbinamento di Obama a Bush di cui è ombra e tomba politica.

Thursday, November 20, 2008
Meglio Ikea

Avete mai provato le sedie scandinave? Comode come le panche di una birreria, utilizzano il minor quantitativo di materiale possibile. Logico, sono economiche ed il risparmio, in un'economia dove nulla si crea e molto si distrugge, si può fare su quantità o qualità inferiori dei manufatti. Ebbene, di sicuro le forniture per l'arredamento della Commissione parlamentare di vigilanza Rai, nonostante Stella e Rizzo, e aggiungerei Brunetta, sono di diversa provenienza, con sovrabbondanza di adesivo, che fuoriesce dalla poltrona, pervadendo come un blob le circostanze e soprattutto tenendo incollato il seduto di turno. Non di Toro si tratta, ma a fare l'indiano ci riesce benissimo: è la storia di un gagà napoletano, assurto da una vita professionale brillante ad una carriera politica trasformista per necessità (DC, CDU, Margherita, infine PD), che per 'rispetto delle istituzioni', eletto regolarmente presidente della commissione, non vuole dimettersi nonostante le 'violente pressioni' di compagni e capi di partito e gli inviti, non disinteressati, della maggioranza di governo che ha contribuito in maniera decisiva alla sua investitura, insieme con due dissidenti o 'distratti' di sinistra. Certo l'atteggiamento del neoeletto è un po' mastelliano, da aggrappato al carillon di famiglia nel pieno di uno tsunami, ma quel che è peggio è l'atteggiamento di un'opposizione 'mafiosa' che recupera e pratica metodi stalinisti di dissuasione (fino all'odierna espulsione), ma anche di una maggioranza che, fintamente - immagino -, cerca di dimostrare uno spirito collaborativo concordando infine sul nome di Zavoli. Il rispetto delle regole non consente di deporre l''incollato', occorre appellarsi ad un atto di correttezza istituzionale che tarda a venire, forse perché nel frattempo possono maturare corrispettivi politici interessanti e quindi come in qualsiasi suk il detentore di maggiore forza contrattuale tira sul prezzo delle dimissioni o della 'decollazione'. La strategia di sinistra (o meglio dei nemici di Berlusconi) risulta ancora una volta fallimentare e naufraga sotto i colpi del fuoco amico: dapprima con l'ostinazione a presentare un impresentabile, nonostante il recesso operoso della destra sulla votazione alla Consulta (rammentato a Bocchino da Latorre su La7 in una scena da avanspettacolo), quindi con il suicidio d'immagine pubblica commesso dall'accanirsi contro Villari. Il potere logora chi non ce l'ha.
A scuola fuori scuola
Innegabile che alla base dei recenti (som)movimenti studenteschi ci sia lo zampino delle gatte di sinistra, che, attratte dal lardo dei numeri in piazza (evidentemente unica possibilità di fare «cucù, ci siamo anche noi!»), ammanniscono a giovanissimi speranzosi, vogliosi e disorientati le direttive su come entrare a far parte di centri (di de)sociali(zzazione).
Questi lager dell’ideologia creano realtà parallele autoreferenziali e nutrite di modelli spesso inattuali e generano fratture tra il gruppo che vi è confinato, aggregato dalla solidarietà, ed il resto della società. Un’incomunicabilità storica, perpetuata ad arte e alla quale gli studenti non sanno sottrarsi: troppo accattivante circolare liberi dalle angherie degli insegnanti per le strade di una città di cui si impossessano (con atti di violenza privata purtroppo autorizzata) espropriando i suoi legittimi fruitori; troppo attraente aggregarsi con coetanei, urlare al cielo qualcosa che neppure conoscono o capiscono, ballare sulle note di una musica mai sentita. Qui l’ideologia diventa scuola, on the road; ed ecco comparire i simboli dell’indottrinamento: magliette e striscioni di Che Guevara portate da ragazzi che pensano sia un cantante hip hop, canzoni politicamente orientanti, slogan da lotta veterocomunista. Una manna per il calo della fede, nella religione come nella politica molto attuale. È chiaro allora che un tenero virgulto della società educato a divertirsi, sostituendo modelli educativi, si proietterà in un futuro dove è lecito chiedere senza dare, ottenere senza impegnarsi, perché tutto è concesso a tutti. Mi stupisco che psicologi, educatori, famiglie non si rendano conto che la nuova droga sociale è il lassismo generalizzato, che addormenta le coscienze e neutralizza le volontà, che rende le persone massa, informe e incolore.
Tra cucù e coccodè
Ancora nell’occhio del ciclone mediatico il premier italiano, stavolta per uno scherzo giocato alla Kanzlerin Merkel. Nascosto dietro ad un monumento l’ha lasciata sfilare, non visto, con i suoi body guard per poi apparirle improvvisamente alle spalle sorprendendola con la più antica delle onomatopee ludiche ispirata ai lignei orologi alpini. Un omaggio alla Germania, una rottura del protocollo diplomatico ossidato dal tempo e dalla tristezza dei suoi protagonisti. In breve Berlusconi diverte e si diverte, una novità nel panorama internazionale degli uomini di governo. La sua ribalta non è l’incontro internazionale ma un palcoscenico permanente, dove, da primattore, non può rinunciare alle vallette Arboree, solo che lui, alla notte, dice spesso sì. E, a dire il vero, pare che quelli a razzolare e a gorgogliare vanamente nell’aia parlamentare siano proprio i suoi avversari politici, condannati a starnazzare critiche ‘di ruolo’, travolti e inebetiti dall’attivismo (talvolta di facciata) della nouvelle vague arcoriana e dei suoi proseliti.