Sunday, February 22, 2009

Castelli di Carta

Tonico e frizzante il Sanremo di Bonolis con sorprese opportunamente organizzate e rocamboleschi esiti della gara. Largo ai giovani! Dalla cenere di Al Bano e Leali sorge l'Amico felice, ultimo prodotto della premiata ditta Mediaset e della sua pax mediatica con la Rai. Per suggellare il patto ci voleva un sacrificio, oltre a quello degli spettatori di guardare una maschera di Carnevale dall'imbarazzante ineleganza e dalla nota incompetenza a presentare, quello dei testi delle canzoni e della vocalità dei cantanti. Piatta piattissima Carta contro un Sal leonardesco bruciante di passione e un narratore che ritaglia con le forbici dello psicologo/psichiatra alla Cristicchi uno squarcio di vita ordinaria.

Sunday, February 15, 2009

Nepotismo discriminante e nepotismo scriminato

Sotto una caduta di Stella, Perotti, Carlucci e Castaldo restiamo convinti che il sistema universitario sia marcio, che i professori, detti baroni, siano agenzie di collocamento di figli nipoti mogli e concubine e pensiamo che tutto ciò sia sbagliato e biasimiamo i potenti che per dare lustro alla propria progenie riflettono su di essa i loro bagliori, segnandone il cammino, illuminandone la strada, accecando potenziali concorrenti, magari migliori. Ci si aspetta che nel vortice di un'opinione pubblica ipersensibilizzata intervenga una moralizzazione esemplare da chi detiene il controllo delle istituzioni, da chi è preposto alla funzione delicatissima di far funzionare la Costituzione cui ha prestato giuramento. E così è stato anche per la nomina dell'organismo di vigilanza incaricato di controllare il rispetto degli impegni di Telecom Italia nella garanzia dell'accesso alla rete; un board cui saranno preposti professionisti di chiara fama. Ma saranno destinati anche quelli di rischiarata fama, rischiarata da quella luce talvolta salvifica tal altra protettiva di un genitore. Tra questi non pensate di trovare un figlio di Berlusconi, sarebbe troppo smaccato favoritismo, ma solo un certo Giulio, giovane giurista di grandi speranze e di forti retrospettive, di cognome fa Napolitano, vi suggerisce qualcosa?

Wednesday, December 24, 2008

Maschi, più maschi, maschissimi

Un cantante che, si dice, è molto vicino alla fede cattolica e gli omosessuali protagonisti dell'ultima ennesima inutile bagarre machistica. Eh sì, perché a ben vedere i più maschilisti del pianeta sembrano proprio essere gli omosessuali maschi e altrettanto dicasi, al contrario, per quelli femmine, cui non dispiacerà la conservazione del plurale maschile. Entrambe queste tipologie escludono infatti la simmetrica ed opposta metà del cielo dal proprio orizzonte esistenziale, assolutizzando l'essere maschi o femmine. Parlando di fusione tra anime non di corpi e purificando così quello che a molti appare un turpe e oltraggioso melting pot. Ma non è questo il punto: se si vuole conquistare un posto nel mondo, occorre dimostrare di essere disposti a comunicare, a misurarsi, a confrontarsi e non certo cercare di imporre 'terrorislamicamente' una verità di parte al tutto, né tantomeno di fare barricate, tracciare solchi di separazione, interrompere i flussi. Purtroppo quest'ultima è stata la strategia minacciata dalle associazioni esponenziali degli omosessuali, che si sono trincerati ancora una volta dietro un vittimismo di facciata difensivo ed irritante. Nel sospetto che il titolo 'Luca era gay' della canzone di Povia, che verrà presentata a Sanremo il prossimo febbraio, nasconda un atto di condanna dell'omosessualità come se fosse una malattia, quelle associazioni hanno annunciato il blocco della manifestazione canora. Atteggiamento molto responsabile e rispettoso della diversità delle opinioni, tipico delle comunità chiuse cui non interessa il dialogo, tipico della sinistra politica italiana (o di quel che resta di essa) e della parte estremista e violenta dell'Islam. Amen, per un futuro relativista!

Thursday, December 18, 2008

Questione etica e questione etilica

Inevitabilmente si intrecciano. Nell'una si cerca di darla a bere, nell'altra si cerca di non far bere. Simmetriche contraddizioni di una politica di facciata. I PM continuano a sentire le voci e i 'puri' di sinistra (s)travolti e inebetiti dall'uragano delle inchieste e dalle sconfitte elettorali cominciano a temere una tangentopoli in salsa rossa. Intanto a Napoli si abbattono gli alberi della Giunta comunale, ma la Quercia resta al suo posto, tetragona ai forti venti di cambiamento. Una decisione coerente e tutto sommato coraggiosa, che ricorda chi, in procinto di perdere tutto, si attacca a quello che ha, consapevole di ritardare così la sua morte politica. In Abruzzo uno dei possibili candidati al governo della regione, sindaco di Pescara, area PD, arrestato. A Potenza collusioni con un parlamentare PD. E intanto si pensa a ridurre da 0,5 a 0,2 il tasso alcolemico consentito per la guida di veicoli, tanto vale ridurlo a zero. Come ogni abbassamento della soglia di punibilità, si produrrà un'astensione di quelli che già bevevano poco con un impatto pressocché zero su quelli che bevevano già tanto. La differenza tra i due valori è un'inezia, forse un bicchiere di vino. Ma se si mettessero pene esemplari per i guidatori in stato d'ebbrezza: tipo ritiro patente a partire da 1 anno a crescere proporzionalmente allo sforamento del limite? e per quelli che cagionano lesioni gravi o morte di altri un'incriminazione per omicidio volontario con pena minima di 10 anni e sospensione della patente fino al superamento con esito positivo di due anni di cura presso strutture di disintossicazione? E se si applicassero per davvero queste misure avremmo bisogno dello 0,3 o dello 0,0000001 per mille per eliminare il rischio di alcolisti al volante?

D'Agostino in Vespa

Triste passerella senile nel salotto televisivo da parte di un gossiparo d'alto bordo e di un fotografo dall'occhio vivido, entrambi, con finto disgusto, sbavanti per le carrozzerie rifatte delle abitanti del piccolo schermo. Proprio quelle che rendono anche se non pendono. Marketta alla Chiambretti destinata a chi nel dossier fotografico di Cafonal c'è o vorrebbe esserci. Perché, come usa dirsi, entrare in certi salotti significa 'essere arrivati'.

Thursday, December 4, 2008

Ormone di Palazzo

Come fanno a destare tutto questo interesse mediatico le nuove prezzemoline della TV, in arte le gemelle De Vivo. Napoletane, anzi napoletanissime, sincere e disinibite ai limiti dell'arroganza, sguaiate e pettegole sul fondo del baratro della inciviltà. Linguacciute e maldicenti, invidiose e conturbanti fanno del loro 'ienismo' un'arma di seduzione: sì perché non c'è di meglio per l'uomo cacciatore che vedere prede aggressive con tutti e docili con lui, conferendo un'illusione di rara forza e dominanza. Così il cd. 'cavaliere del Cialis' non può resistere all'appetitoso dessert e le invita in un deserto palazzo, per un'ora intera.

Ci scusiamo per il disagio

Stazione di Roma. Ora prevista per la partenza: 15.45. Eurostar, pagato per la velocità. Sul display scorrono i numeri dei minuti di ritardo come fossero rotelle impazzite di una slot machine. 10, 20, 30, 40. Ciò che è incomprensibile è che quel treno non proveniva dalla giungla urbana o dalla Siberia, ma si formava a Roma: preparazione treno, dice laconicamente l'altoparlante. E che treno! uscito da un museo ferroviario, il vecchio pendolino continua a sfrecciare sui binari, dimostrando 1. che il materiale di Trenitalia non è sufficiente a reggere la domanda dell'utenza; 2. che se si considera ES un treno di 20 anni fa, vuol dire che i progressi sono solo virtuali e di facciata (vi ricordate la squallida orgogliosa affermazione di aver superato i 300 km/h con il TAV? ora fortunatamente soppressa) e gli aumenti di prezzi con essi giustificati sono l'ennesima prova della gestione gain oriented delle nuove Ferrovie. Senza che il tutto si traduca in quel che l'utente si attende e veramente conta: puntualità! Tra l'altro è appena da notare che le sedute dei vecchi treni, sia dei diretti divenuti con un maquillage squisitamente verbale ICplus, sia dei Pendolini sono decisamente più comodi di quelli del TAV e costano la metà! Paradossi dello sviluppo.

Friday, November 28, 2008

Italiota idiota

Interessi dell'oligarchia imprenditoriale. Questa la destinazione degli ultimi 17 miliardi usciti dal cappello del prestigiatore Tremonti e stanziabili per la 'ricostruzione' delle scuole. Tutto ciò perché una manipolazione strutturale un po' approssimativa di un plesso scolastico ha prodotto, a Rivoli, rivoli di sangue e strascichi di polemiche. "La scuola è allo sfascio!" - e questo si sapeva già, a causa dell'endemica disoccupazione dei cervelli che in vece di pensare industriosamente, si accasciano senza passione e convinzione nella domestica quiete della prospettiva di una cattedra in qualche istituto tecnico di provincia dove combattere qualche ora la mattina con scalmanati irrispettosi del vivere civile e protetti da famiglie sempre più deboli e lassiste, il pomeriggio con i di loro genitori offesi da un 6- all'interrogazione di italiano, il weekend lungo a fianco dei sindacati contro non sanno loro neppure cosa.
D'altronde 'la scuola al fascio' suonerebbe un po' strano... ma chi di quelli che hanno conosciuto la disciplina e l'ordine di altri tempi, esclusi certi eccessi evitabili, non ha desiderio di un regime dove il rispetto per l'individuo sia tutt'uno con la sua valorizzazione, necessariamente diseguale, nella società? Pochi? Tanti? Ma chi ha la consapevolezza che siamo tutti colpevoli, con il nostro farisaico perbenismo e per la nostra attitudine naturale alla conciliazione e al compromesso, del disfacimento dei tessuti della società? Del disordine funzionale e della distruzione strutturale. Ce se ne accorge quando l'età giovane macchia di rosso il pavimento travolta da travi infisse alla carlona o trafitta da schegge di rabbia impazzita o quando le mani sporche di calce piombano impotenti su un terreno troppo velocemente attrattivo.
Avvilente. La risposta alla dissoluzione della scuola qual è? Diamo soldi alle imprese di ristrutturazione che daranno una bella e costosa sistematina alle facciate degli edifici, divellendo cornicioni solidi, rifacendo impianti a norma, impolverando una già nebbiosa situazione sociale.
17 miliardi in un giorno! dopo averne tagliato 1 e mezzo all'Università. tanto si sa che i soffitti degli Atenei reggono meglio, sorretti dalle cariatidi della ricerca. eppure basterebbe qualche calcinaccio, altro che Onda, e i sospirati soldi arriverebbero anche lì.
Vergogna!

Monday, November 24, 2008

...anzi Luxuria

La profezia non si è realizzata. Non sempre prevalgono i migliori. L'Isola avrebbe dovuto premiare in assoluto chi si era dato più da fare e meglio aveva resistito alle condizioni ambientali, ma alcuni di questi erano già stati eliminati (Rossano) o si erano ritirati (Ciavarro). Restava la rosa piangente descritta nell'ultimo post, in cui alla freddezza sentimentale dello spilungone veneto ed al fiume di lacrime asciutte del postpunk emiliano il "pubblico" aveva preferito le curve dell'argentina e il ritratto di un'indecisa foggiana, che ha stimolato infine maggiore compassione, giocando sul pietismo e sulla retorica dell'emarginazione. Stucchevole.

E vinse Belen

Oltre le studiate sagome dello scafato Carlo, le strategie politiche dell'incerta e ondivaga Vladimir, il rampantismo cinico dell'egotico Leonardo brilla l'astro della discrezione e della spontaneità di una ragazza carina, pompata, come piace allo show business, solare, sorridente, istintiva.
Bene Belen, in bocca al lupo con Borriello!

Friday, November 21, 2008

Bufera sullo Stretto

Ci voleva la superficialità e l'approssimazione di Santoro per informarci che il 1999 è stato l'inizio della decadenza del sistema universitario, con le autonomie locali e la libertà di costituire sedi distaccate e facoltà di quartiere! Iniziata con uno scellerato provvedimento del Governo D'Alema, ministro Berlinguer e proseguito con l'inerzia calcolata dei successivi governi.
L'insistenza mediatica sul caso Sicilia produce un altro capitolo della saga. Appetitoso per l'opinione pubblica, proclive a facilonerie e generalizzazioni che costituiscono gli ingredienti del pane quotidiano televisivo su certi argomenti. Il recente caso di Messina (minacce al professore che non voleva adeguarsi al diktat del vincitore di concorso predeterminato), oltre l'intrinseca essenza illecita delle modalità di persuasione o coazione, rappresenta la normalità di un sistema autoreferenziale che si regge sulla cooptazione dei suoi membri, affidata ai soggetti più esperti in esso presenti. Nulla di eclatante. Salvo che per il fatto che si pretenda ancora, con l'istituzione di concorsi pubblici, trasparenza e pari opportunità in un settore in cui esse non esistono, per motivi strutturali di complessità gestionale. Proverò a spiegarmi in un prossimo post. Lascerò decantare l'eccesso di clamore e la ruggente Onda prossima ad infrangersi contro lo scoglio dell'inconsapevolezza ed a tornare tante piccole gocce nel mare...

E bravo Giannelli!



Ieri scrivevo di poltrone incollate, oggi il vignettista satirico del Corriere pubblica la vignetta a fianco. La prossima volta ci coordineremo meglio sui tempi.
Che non sia nuovo a intuizioni molto buone sull'attualità (come l'iperproduttivo Vauro che toscaneggia un po' troppo, talvolta esagerando, da Santoro) lo dimostra, se ce ne fosse bisogno, anche l'altra vignetta pubblicata a lato e dedicata al vertice G20 di qualche giorno fa.
Geniale l'abbinamento di Obama a Bush di cui è ombra e tomba politica.






Thursday, November 20, 2008

Meglio Ikea


Avete mai provato le sedie scandinave? Comode come le panche di una birreria, utilizzano il minor quantitativo di materiale possibile. Logico, sono economiche ed il risparmio, in un'economia dove nulla si crea e molto si distrugge, si può fare su quantità o qualità inferiori dei manufatti. Ebbene, di sicuro le forniture per l'arredamento della Commissione parlamentare di vigilanza Rai, nonostante Stella e Rizzo, e aggiungerei Brunetta, sono di diversa provenienza, con sovrabbondanza di adesivo, che fuoriesce dalla poltrona, pervadendo come un blob le circostanze e soprattutto tenendo incollato il seduto di turno. Non di Toro si tratta, ma a fare l'indiano ci riesce benissimo: è la storia di un gagà napoletano, assurto da una vita professionale brillante ad una carriera politica trasformista per necessità (DC, CDU, Margherita, infine PD), che per 'rispetto delle istituzioni', eletto regolarmente presidente della commissione, non vuole dimettersi nonostante le 'violente pressioni' di compagni e capi di partito e gli inviti, non disinteressati, della maggioranza di governo che ha contribuito in maniera decisiva alla sua investitura, insieme con due dissidenti o 'distratti' di sinistra. Certo l'atteggiamento del neoeletto è un po' mastelliano, da aggrappato al carillon di famiglia nel pieno di uno tsunami, ma quel che è peggio è l'atteggiamento di un'opposizione 'mafiosa' che recupera e pratica metodi stalinisti di dissuasione (fino all'odierna espulsione), ma anche di una maggioranza che, fintamente - immagino -, cerca di dimostrare uno spirito collaborativo concordando infine sul nome di Zavoli. Il rispetto delle regole non consente di deporre l''incollato', occorre appellarsi ad un atto di correttezza istituzionale che tarda a venire, forse perché nel frattempo possono maturare corrispettivi politici interessanti e quindi come in qualsiasi suk il detentore di maggiore forza contrattuale tira sul prezzo delle dimissioni o della 'decollazione'. La strategia di sinistra (o meglio dei nemici di Berlusconi) risulta ancora una volta fallimentare e naufraga sotto i colpi del fuoco amico: dapprima con l'ostinazione a presentare un impresentabile, nonostante il recesso operoso della destra sulla votazione alla Consulta (rammentato a Bocchino da Latorre su La7 in una scena da avanspettacolo), quindi con il suicidio d'immagine pubblica commesso dall'accanirsi contro Villari. Il potere logora chi non ce l'ha.

A scuola fuori scuola

Innegabile che alla base dei recenti (som)movimenti studenteschi ci sia lo zampino delle gatte di sinistra, che, attratte dal lardo dei numeri in piazza (evidentemente unica possibilità di fare «cucù, ci siamo anche noi!»), ammanniscono a giovanissimi speranzosi, vogliosi e disorientati le direttive su come entrare a far parte di centri (di de)sociali(zzazione).

Questi lager dell’ideologia creano realtà parallele autoreferenziali e nutrite di modelli spesso inattuali e generano fratture tra il gruppo che vi è confinato, aggregato dalla solidarietà, ed il resto della società. Un’incomunicabilità storica, perpetuata ad arte e alla quale gli studenti non sanno sottrarsi: troppo accattivante circolare liberi dalle angherie degli insegnanti per le strade di una città di cui si impossessano (con atti di violenza privata purtroppo autorizzata) espropriando i suoi legittimi fruitori; troppo attraente aggregarsi con coetanei, urlare al cielo qualcosa che neppure conoscono o capiscono, ballare sulle note di una musica mai sentita. Qui l’ideologia diventa scuola, on the road; ed ecco comparire i simboli dell’indottrinamento: magliette e striscioni di Che Guevara portate da ragazzi che pensano sia un cantante hip hop, canzoni politicamente orientanti, slogan da lotta veterocomunista. Una manna per il calo della fede, nella religione come nella politica molto attuale. È chiaro allora che un tenero virgulto della società educato a divertirsi, sostituendo modelli educativi, si proietterà in un futuro dove è lecito chiedere senza dare, ottenere senza impegnarsi, perché tutto è concesso a tutti. Mi stupisco che psicologi, educatori, famiglie non si rendano conto che la nuova droga sociale è il lassismo generalizzato, che addormenta le coscienze e neutralizza le volontà, che rende le persone massa, informe e incolore.

Tra cucù e coccodè

Ancora nell’occhio del ciclone mediatico il premier italiano, stavolta per uno scherzo giocato alla Kanzlerin Merkel. Nascosto dietro ad un monumento l’ha lasciata sfilare, non visto, con i suoi body guard per poi apparirle improvvisamente alle spalle sorprendendola con la più antica delle onomatopee ludiche ispirata ai lignei orologi alpini. Un omaggio alla Germania, una rottura del protocollo diplomatico ossidato dal tempo e dalla tristezza dei suoi protagonisti. In breve Berlusconi diverte e si diverte, una novità nel panorama internazionale degli uomini di governo. La sua ribalta non è l’incontro internazionale ma un palcoscenico permanente, dove, da primattore, non può rinunciare alle vallette Arboree, solo che lui, alla notte, dice spesso sì. E, a dire il vero, pare che quelli a razzolare e a gorgogliare vanamente nell’aia parlamentare siano proprio i suoi avversari politici, condannati a starnazzare critiche ‘di ruolo’, travolti e inebetiti dall’attivismo (talvolta di facciata) della nouvelle vague arcoriana e dei suoi proseliti.